Il racconto mai scritto di Hemingway
Stralcio dal racconto “ Il respiro
dell’Oceano “ di Ernest Hemingway
racconto mai scritto nell’Autunno del
Premessa
Non
ruberei niente ad un amico, questo è tutto Hemingway.
E'
come salire su un tram e vedere la tua città con altri occhi.
Forlì vista dai grandi
scrittori, Crotone come Parigi o, magari, come Benevento.
E'
un esperimento e come tutti gli esperimenti seri non ha la minima idea di dove
andrà a parare.
1)
Serve a vedere con occhi diversi la propria città, una città è come la vedono i
suoi abitanti, nei loro occhi c'è tutto l'amore e l'indifferenza possibili
2
Comunque è utile leggere un buon libro
3
Comunque serve a farsi venire la voglia di leggere grandi scrittori.
Voglio
usare la letteratura come materiale da costruzione i paragrafi di grandi storie
saranno per me come mattoni di questa cattedrale, e poi come funziona la
realtà?
Mi
basterebbe capire come funziona la letteratura o intuire per lo meno dove porti
questa sperimentazione. La prossima bella sarà Cesena,
poi verrà la bellissime Piacenza e la magica Biella.
La
serie. CANTIERI LETTERARI è un atto d’amore verso queste città.
Le
ho guardate con un occhio affettuoso come si guarda il brutto anatroccolo.
Ecco il racconto
…………………..
Poi, alla fine dell'autunno, in un solo giorno, cambiava il tempo.
Di notte Mariasol ed io dovevamo chiudere le finestre perchè non
entrasse la pioggia. Il vento che veniva dall’Oceano strappava le foglie degli
alberi di piazza di Santa Encràcia e le faceva mulinare come impazzite tra le
bancarelle del mercatino all'aperto.
Al mattino percorrevo via Jardim Tabaco, passavo davanti al Museu
Militar, traversavo la piazza spazzata dal vento, per ripararmi camminavo
rasente i muri di Campo Santa Clara finchè arrivavo ad un buon caffè di mia
conoscenza: il caffè Bratos.
Era un locale caldo, pulito e accogliente, e ordinavo subito un
caffè. Quando il cameriere lo portava io toglievo dalla tasca della giacca il
taccuino e una matita e mi mettevo a scrivere.
Ci provavo e quando tutto era tremendamente difficile mi alzavo in
piedi, guardavo Lisbona dalle vetrate del caffè e pensavo:" Non
preoccuparti. Hai sempre scritto e scriverai ancora “ A volte bastava solo
questo e il racconto cominciava a scriversi da sé e io ero costretto a ritornare al tavolino per inseguirlo mentre
il caffè si freddava.
Mi convinsi che finchè avessi visto e ascoltato la gente di
Lisbona avrei sempre scritto. Le mattine di primavera mi mettevo a lavorare
prestissimo mentre Mariasol dormiva ancora. I negozi erano ancora chiusi e
Lisbona riusciva ad essere silenziosa.
Quando Mariasol si svegliava si finiva sempre per andare in un
punto qualsiasi
di Lisbona. Questo ci dava una stupenda sensazione e allora
eravamo liberi, e giovani
ma là nulla era semplice, nemmeno la mancanza di denaro, e nemmeno
il respiro di chi ti giaceva accanto nel letto.
Di notte, a volte, con la nostra piccola auto correvamo lungo il
Tago, dove il fiume si butta nell’Oceano e solo al mattino ritornavamo a
Lisbona.
Quella fu la mia vita a Lisbona. Poi Lisbona sarebbe cambiata e
non sarebbe mai più ritornata la stessa e saremmo cambiati anche noi.
Ho finito sempre per tornarci, a Lisbona e comunque fosse cambiata
Lisbona ne sarebbe sempre valsa la pena perché qualunque cosa le volessi
portare in dono avrei sempre ricevuto qualcosa in cambio.
Ma nella mia testa è rimasta
“ quando eravamo senza soldi ma molto ricchi e molto felici.”
La
chiusura virgolettata è originale.
Ne voglio leggere un altro e clicco sull’ombrellone
Brutti pallosi vi clicco e vado via