Il racconto mai scritto di Hemingway

 

 

 

Stralcio dal racconto “ Il respiro dell’Oceano “ di Ernest Hemingway

racconto mai scritto       nell’Autunno del 1959 a Lisbona.

 

Premessa

 

Non ruberei niente ad un amico, questo è tutto Hemingway.

E' come salire su un tram e vedere la tua città con altri occhi.

Forlì vista dai grandi scrittori, Crotone come Parigi o, magari, come Benevento.

E' un esperimento e come tutti gli esperimenti seri non ha la minima idea di dove andrà a parare.

 

1) Serve a vedere con occhi diversi la propria città, una città è come la vedono i suoi abitanti, nei loro occhi c'è tutto l'amore e l'indifferenza possibili

2 Comunque è utile leggere un buon libro

3 Comunque serve a farsi venire la voglia di leggere grandi scrittori.

Voglio usare la letteratura come materiale da costruzione i paragrafi di grandi storie saranno per me come mattoni di questa cattedrale, e poi come funziona la realtà?

Mi basterebbe capire come funziona la letteratura o intuire per lo meno dove porti questa sperimentazione. La prossima bella sarà Cesena, poi verrà la bellissime Piacenza e la magica Biella.

 

La serie. CANTIERI LETTERARI è un atto d’amore verso queste città.

Le ho guardate con un occhio affettuoso come si guarda il brutto anatroccolo.

 

 

 

Ecco il racconto

 

 

…………………..

Poi, alla fine dell'autunno, in un solo giorno, cambiava il tempo.

Di notte Mariasol ed io dovevamo chiudere le finestre perchè non entrasse la pioggia. Il vento che veniva dall’Oceano strappava le foglie degli alberi di piazza di Santa Encràcia e le faceva mulinare come impazzite tra le bancarelle del mercatino all'aperto.

Al mattino percorrevo via Jardim Tabaco, passavo davanti al Museu Militar, traversavo la piazza spazzata dal vento, per ripararmi camminavo rasente i muri di Campo Santa Clara finchè arrivavo ad un buon caffè di mia conoscenza: il caffè Bratos.

Era un locale caldo, pulito e accogliente, e ordinavo subito un caffè. Quando il cameriere lo portava io toglievo dalla tasca della giacca il taccuino e una matita e mi mettevo a scrivere.

Ci provavo e quando tutto era tremendamente difficile mi alzavo in piedi, guardavo Lisbona dalle vetrate del caffè e pensavo:" Non preoccuparti. Hai sempre scritto e scriverai ancora “ A volte bastava solo questo e il racconto cominciava a scriversi da sé  e io ero costretto  a ritornare al tavolino per inseguirlo mentre il caffè si freddava.

Mi convinsi che finchè avessi visto e ascoltato la gente di Lisbona avrei sempre scritto. Le mattine di primavera mi mettevo a lavorare prestissimo mentre Mariasol dormiva ancora. I negozi erano ancora chiusi e Lisbona riusciva ad essere silenziosa.

Quando Mariasol si svegliava si finiva sempre per andare in un punto qualsiasi

di Lisbona. Questo ci dava una stupenda sensazione e allora eravamo liberi, e giovani

ma là nulla era semplice, nemmeno la mancanza di denaro, e nemmeno il respiro di chi ti giaceva accanto nel letto.

Di notte, a volte, con la nostra piccola auto correvamo lungo il Tago, dove il fiume si butta nell’Oceano e solo al mattino ritornavamo a Lisbona.

Quella fu la mia vita a Lisbona. Poi Lisbona sarebbe cambiata e non sarebbe mai più ritornata la stessa e saremmo cambiati anche noi.

Ho finito sempre per tornarci, a Lisbona e comunque fosse cambiata Lisbona ne sarebbe sempre valsa la pena perché qualunque cosa le volessi portare in dono avrei sempre ricevuto qualcosa in cambio.

Ma nella mia testa è rimasta la Lisbona dei bei tempi andati

“ quando eravamo senza soldi ma molto ricchi e molto felici.”

 

La chiusura virgolettata è originale.

 

 

 

 

 

Ne voglio leggere un altro e clicco sull’ombrellone

 

Brutti pallosi vi clicco e vado via